lunedì 10 giugno 2013
giovedì 6 giugno 2013
martedì 4 giugno 2013
Camminare e ricaricare
Quattro studenti di ingegneria meccanica hanno sviluppato una scarpa che può caricare un telefono cellulare. Sono stati in grado di sfruttare e immagazzinare l’energia prodotta, da ogni passo che una persona compie e utilizzarla per ricaricare un telefono. Le nuove scarpe PediPower mutano il movimento dei piedi, in carica del telefono e si spera che lo stesso principio possa un giorno essere utilizzato per i dispositivi medici salva-vita.
Quattro studenti della Rice University di Houston, in Texas, sono stati affiancati da Cameron, una società specializzata in attrezzature e servizi per l’industria petrolifera e del gas.
La squadra, denominata Agitation Squad – Carlos Armada, Julian Castro, David Morilla e Tyler Wiest – ha deciso di focalizzare l’attenzione, su ciò che è noto come un generatore montato di scarpa. Un altro dispositivo, per trarre energia, dal movimento del ginocchio, era già stata sviluppata e brevettata e ciò li ha portati ad analizzare altre fonti di energia dal corpo umano.
Lavorando con il Motion Analysis Laboratory presso Shriners Hospital for Children di Houston, il team ha scoperto che la forza al tallone rilascia una quantità molto più potenziale di energia, rispetto a qualsiasi altra parte del piede.
I loro dispositivi, attualmente designati, sono al momento troppo grandi da indossare, ma i prototipi sviluppati presso Rice’s Oshman Engineering Design Kitchen, con i consulenti del team, David McStravick and Omar Kabir, soddisfano i criteri sviluppati da Cameron.
I prototipi forniscono una media di 400 milliwatt, sufficiente per caricare una batteria. Le scarpe inviano energia, attraverso i fili di un pacco batteria, montato a cintura. Un regolatore di tensione mantiene l’energia, che fluisce costantemente alla batteria. La tecnologia PediPower tocca terra, prima di qualsiasi altra parte
della scarpa prototipo.
É collegato ad una scatola del cambio, che sostituisce gran parte della suola della scarpa e gira gli ingranaggi, ad ogni passo. Gli ingranaggi azionano un motore, montato all’esterno della scarpa che genera energia elettrica, da inviare alla batteria.
Il dispositivo dovrà essere perfezionato e ridotto di dimensioni, per diventare un prodotto commerciale.
Fonte: pinkdna.it
lunedì 3 giugno 2013
Dimmi cosa cerchi
Sito interessante...
Ormai sono mesi che seguo questo sito e lo trovo ben fatto oltre che fonte di numerose iniziative.
Dimmicosacerchi è una community che raccoglie link per richiedere campioni omaggio e gadgets suddivisi per categorie (sezioni tematiche). Inoltre è possibile:
- stampare coupon per la spesa, vengono segnalate iniziative promozionali da parte delle aziende produttrici (Mulino Bianco, Colgate, Henkel etc..)
- essere avvisati circa concorsi a premi
- diventare tester di alcuni prodotti
- scambiare informazioni e "dritte" su molti prodotti
La missione di questo sito? Semplice.. guadagnare, risparmiare e unire tutte quelle persone che hanno la passione degli omaggi, Concorsi, buoni sconto, metodi per risparmiare facendo la spesa e tante buone segnalazioni circa iniziative parallele.
www.dimmicosacerchi.it ha anche una sua pagine in Facebook e ad oggi gli utenti connessi in modalità "Mi piace" sono più di 40.000.
Io una visita tutte le mattine la faccio e i risultati sono più che ottimi!
venerdì 31 maggio 2013
Vita da lavoratrice autonoma e mamma
“Allora, puoi mandarci tutto entro le 17? Mi raccomando, siamo già in ritardo…”
“Certo, certo. Devo solo finire una parte e rileggere e…”
“Siamo d’accordo allora? Alle 17 sharp.”
“Sharp.”
Questo accade alle 14. Il piano era: mettere a nanna la Porpi, accogliere festosamente i suoceri alle 16 in tempo per il suo risveglio e riuscire a mandare tutto dopo attenta rilettura per le 17 meno-qualche-minuto.
Era il piano.
Il piano mio, non quello della Porpi evidentemente.
Che alle 14 non ne voleva sapere di dormire, alle 14.10 si contorceva di pianti e grida, alle 14.20 era in braccio alla sottoscritta e cantava (lei, non io), alle 14.30 giocava con le costruzioni, alle 14.40 chiedeva “come si chiama tella signora?” “quale amore?” “tella y!” (indicava la finestra) “non lo so, forse la Madonna” “è lama donna?”, alle 15.10 finalmente crollava dopo un biberon di latte e una nenìa infinita dove Noè dopo aver fatto salire sull’arca i vari animali passava ai suppellettili della cucina (“e portava le pentole, lo schiacciapatate, il coltello da bistecca, i coperchi, le teglie, le forchette… ecc ecc”). Aò, che volete, dopo un po’ gli animali finiscono.
“Certo, certo. Devo solo finire una parte e rileggere e…”
“Siamo d’accordo allora? Alle 17 sharp.”
“Sharp.”
Questo accade alle 14. Il piano era: mettere a nanna la Porpi, accogliere festosamente i suoceri alle 16 in tempo per il suo risveglio e riuscire a mandare tutto dopo attenta rilettura per le 17 meno-qualche-minuto.
Era il piano.
Il piano mio, non quello della Porpi evidentemente.
Che alle 14 non ne voleva sapere di dormire, alle 14.10 si contorceva di pianti e grida, alle 14.20 era in braccio alla sottoscritta e cantava (lei, non io), alle 14.30 giocava con le costruzioni, alle 14.40 chiedeva “come si chiama tella signora?” “quale amore?” “tella y!” (indicava la finestra) “non lo so, forse la Madonna” “è lama donna?”, alle 15.10 finalmente crollava dopo un biberon di latte e una nenìa infinita dove Noè dopo aver fatto salire sull’arca i vari animali passava ai suppellettili della cucina (“e portava le pentole, lo schiacciapatate, il coltello da bistecca, i coperchi, le teglie, le forchette… ecc ecc”). Aò, che volete, dopo un po’ gli animali finiscono.
Alle 15.15 mi rimettevo al computer.
Alle 16 arrivavano i suoceri e facevano conversazione.
“Scusate, vi dispiace se parliamo dopo perché… sto lavorando, ho una consegna urgentissima.”
“Ah ma un altro libro?”
“Ehm, no no, tranquilli.”
“Ah no, perché lo sai che ha detto la zia del tuo libro?”
“No, che ha detto la zia?”
“Ma su, caro, lasciala stare che sta lavorando…”
“Ci metto un momento: allora, la zia ha letto il libro e ha detto… (seguivano 20 minuti di racconto)”
Alle 16.10 si svegliava una stortissima Polpetta e iniziava a palesare la sua presenza con urla e lamenti.
Alle 16.15 tentavo inutilmente di calmarla.
Alle 16.20 interveniva la suocera, causando crisi di pianto irrefrenabile.
Alle 16.30 finalmente svelato l’unico modo per calmarla: in braccio a me come un koala.
Dalle 16.30 alle 17.30 così lavoravo: Polpetta abbarbicata addosso, piangente. Computer davanti, su cui ogni tanto la sopracitata sbatteva le mani cancellando righe di testo random. Suocera a cinque centimetri che tentava di calmare la pupa a suon di “vuoi un mandarino? vuoi l’acqua? ti canto una canzone? andiamo da Winnie Pooh?”. Tv accesa con Dvd Disney. Ad un certo punto la suocera iniziava a raccontare una favola a mia figlia.
Il microclima del mio lavoro contemplava un sottofondo di: musica di dvd + favola della suocera + grida e lamenti della Porpi + commenti di disappunto del suocero.
Faceva più o meno:
Alle 16 arrivavano i suoceri e facevano conversazione.
“Scusate, vi dispiace se parliamo dopo perché… sto lavorando, ho una consegna urgentissima.”
“Ah ma un altro libro?”
“Ehm, no no, tranquilli.”
“Ah no, perché lo sai che ha detto la zia del tuo libro?”
“No, che ha detto la zia?”
“Ma su, caro, lasciala stare che sta lavorando…”
“Ci metto un momento: allora, la zia ha letto il libro e ha detto… (seguivano 20 minuti di racconto)”
Alle 16.10 si svegliava una stortissima Polpetta e iniziava a palesare la sua presenza con urla e lamenti.
Alle 16.15 tentavo inutilmente di calmarla.
Alle 16.20 interveniva la suocera, causando crisi di pianto irrefrenabile.
Alle 16.30 finalmente svelato l’unico modo per calmarla: in braccio a me come un koala.
Dalle 16.30 alle 17.30 così lavoravo: Polpetta abbarbicata addosso, piangente. Computer davanti, su cui ogni tanto la sopracitata sbatteva le mani cancellando righe di testo random. Suocera a cinque centimetri che tentava di calmare la pupa a suon di “vuoi un mandarino? vuoi l’acqua? ti canto una canzone? andiamo da Winnie Pooh?”. Tv accesa con Dvd Disney. Ad un certo punto la suocera iniziava a raccontare una favola a mia figlia.
Il microclima del mio lavoro contemplava un sottofondo di: musica di dvd + favola della suocera + grida e lamenti della Porpi + commenti di disappunto del suocero.
Faceva più o meno:
eccolo là, è proprio luuui, è l’amico Winnie Poooh…
e allora Raperonzolo prese la sua lunga treccia e la gettò dal balcone, e il principe..
“lo vuoi un po’ di mandarino?”
…è tondo e peloso e lo amo perchè lui è…
NOOOO! NOOOO! BIAAA! NO LO VOJO Y’MADDALINO!
…quando la vide, pensò che era la ragazza più bella che avesse…
e allora Raperonzolo prese la sua lunga treccia e la gettò dal balcone, e il principe..
“lo vuoi un po’ di mandarino?”
…è tondo e peloso e lo amo perchè lui è…
NOOOO! NOOOO! BIAAA! NO LO VOJO Y’MADDALINO!
…quando la vide, pensò che era la ragazza più bella che avesse…
ma lasciatela lavorare, quella poraccia! non vedete che le date fastidio?
…Winnie, l’amico Winnie! Corri con me! Giochiamo insieme, dai…
“andiamo in camera tua amore? lascia stare la mamma, dai..”
NOOOO! MAMMAMAMMAAAA! BIA NONNAAAA! MAMMAAAA!
…mai visto in tutto il regno.
“andiamo in camera tua amore? lascia stare la mamma, dai..”
NOOOO! MAMMAMAMMAAAA! BIA NONNAAAA! MAMMAAAA!
…mai visto in tutto il regno.
che hai del succo di frutta? magari col succo di frutta si calma…
Winnie, l’amico Winnie…sempre con te, mi troverai..
“Pronto? Non abbiamo ancora ricevuto la mail, tutto a posto?”
“Ehm, sì, adesso mando, subito. Solo un attimo, che…”
Cosa rispondere, esattamente? Che hai una figlia, col rischio che ti bollino come “quella inaffidabile perché ha la bambina piccola”? Che hai avuto dei contrattempi? Che vorresti disperatamente un ufficio, perché ti manca un posto che sia solo per il lavoro, dove concentrarsi, senza sentire casino continuo e vedere cartoni? Che il lavoro da freelance per certi versi è bellissimo e per altri è una maledizione? Che vorresti una ragione per vestirti bene ogni mattina e abbandonare jeans e AllStar per un po’? Che ti piacerebbe partecipare alle riunioni, vedere gente, scambiare due chiacchiere alla macchinetta del caffè? Che le persone non capiscono che farti anche solo tre domande ti deconcentra da morire? Che a parità di impegno, una che siede in un ufficio lontano qualche km è molto più rispettata di una che siede al tavolo della cucina?
E’ sempre la solita storia.
Io lo so benissimo che le donne con figli che lavorano full time fanno tre volte i miei sacrifici, gli orari sono incompatibili con la vita da genitore e vedere i figli al mattino quando si svegliano e la sera quando vanno a dormire è davvero ingiusto. Ma io continuo a mandarli, i cv alle aziende. Anche se non rispondono, anche se non concedono il part-time manco se t’ammazzi, anche se è un periodo di merda per cercare lavoro.
Perché non è tanto facile essere una freelance senza ufficio e senza orari, che a volte non esce di casa se non per fare una spesa-lampo e parla con le persone soltanto per telefono. Manca una quotidianità che ti definisce in una dimensione che sia oltre la casa, oltre la famiglia, oltre il ruolo di genitore. Perché lavorare da casa significa che lo spazio del lavoro si fonde con gli altri, e finisci per fare tutto, sempre.
Lavori e sei mamma alle 8, come alle 15, come alle 23. Non si stacca mai.
E non ti senti e non sembri altro che “una che sta a casa”.
E gli stimoli devi andarteli a cercare, e a volte tieni le persone un po’ troppo al telefono, o scambi per chiacchierate le chat su Facebook.
Poi un giorno vedi una ex collega che ha continuato a lavorare nel settore dove eri tu, e ti rendi conto che ti stai perdendo qualcosa: hai meno prontezza nelle risposte, meno cose da raccontare, meno smalto nella conversazione.
Ti viene sete di mondo, di cose, di parole, di persone.
Non si può fare il lavoro che faccio io chiusi in casa, è incompatibile.
“Ehm, sì, adesso mando, subito. Solo un attimo, che…”
Cosa rispondere, esattamente? Che hai una figlia, col rischio che ti bollino come “quella inaffidabile perché ha la bambina piccola”? Che hai avuto dei contrattempi? Che vorresti disperatamente un ufficio, perché ti manca un posto che sia solo per il lavoro, dove concentrarsi, senza sentire casino continuo e vedere cartoni? Che il lavoro da freelance per certi versi è bellissimo e per altri è una maledizione? Che vorresti una ragione per vestirti bene ogni mattina e abbandonare jeans e AllStar per un po’? Che ti piacerebbe partecipare alle riunioni, vedere gente, scambiare due chiacchiere alla macchinetta del caffè? Che le persone non capiscono che farti anche solo tre domande ti deconcentra da morire? Che a parità di impegno, una che siede in un ufficio lontano qualche km è molto più rispettata di una che siede al tavolo della cucina?
E’ sempre la solita storia.
Io lo so benissimo che le donne con figli che lavorano full time fanno tre volte i miei sacrifici, gli orari sono incompatibili con la vita da genitore e vedere i figli al mattino quando si svegliano e la sera quando vanno a dormire è davvero ingiusto. Ma io continuo a mandarli, i cv alle aziende. Anche se non rispondono, anche se non concedono il part-time manco se t’ammazzi, anche se è un periodo di merda per cercare lavoro.
Perché non è tanto facile essere una freelance senza ufficio e senza orari, che a volte non esce di casa se non per fare una spesa-lampo e parla con le persone soltanto per telefono. Manca una quotidianità che ti definisce in una dimensione che sia oltre la casa, oltre la famiglia, oltre il ruolo di genitore. Perché lavorare da casa significa che lo spazio del lavoro si fonde con gli altri, e finisci per fare tutto, sempre.
Lavori e sei mamma alle 8, come alle 15, come alle 23. Non si stacca mai.
E non ti senti e non sembri altro che “una che sta a casa”.
E gli stimoli devi andarteli a cercare, e a volte tieni le persone un po’ troppo al telefono, o scambi per chiacchierate le chat su Facebook.
Poi un giorno vedi una ex collega che ha continuato a lavorare nel settore dove eri tu, e ti rendi conto che ti stai perdendo qualcosa: hai meno prontezza nelle risposte, meno cose da raccontare, meno smalto nella conversazione.
Ti viene sete di mondo, di cose, di parole, di persone.
Non si può fare il lavoro che faccio io chiusi in casa, è incompatibile.
Fonte: testo preso con "COPIA INCOLLA" da una bravissima blogger "machedavvero.it" in con cui è facile ritrovarsi in ciò che scrive (se si fa la vita da mamma e lavoratrice indipendente)
Leggi vigenti sulle sigarette elettroniche
Dato il recente ingresso sul mercato, le correlazioni con le leggi in vigore del dispositivo sono in più nazioni ancora in divenire.
- In Italia, con Ordinanza del Ministro della Salute 4 agosto 2011 (G.U. Serie Generale n. 232 del 5 ottobre 2011) è stato disposto il divieto di vendita a soggetti minori di anni 16 di sigarette elettroniche contenenti nicotina. Il 28 settembre 2012 (G.U. Serie Generale, n. 248 del 23 ottobre 2012) il ministro Balduzzi ha prorogato il divieto di fumo per i minori di anni 18;
- In Australia la vendita di sigarette elettroniche contenenti nicotina è illegale;
- In Austria e Danimarca le sigarette elettroniche sono considerate dispositivi medici e le cartucce contenenti nicotina come prodotti farmaceutici. Perciò le sigarette elettroniche necessitano del marchio CE e le cartucce di nicotina devono essere registrate come prodotti medicinali prima di poter essere vendute
- In Canada la possibilità di utilizzare la sigaretta elettronica nei locali dove il fumo tradizionale è bandito è in discussione;
- In Finlandia non è possibile commerciare cartucce contenenti nicotina ma queste possono essere acquistate (da altri paesi) per uso personale;
- A Hong Kong il possesso e la vendita di sigarette elettroniche è illegale;
- In Malesia le sigarette elettroniche sono considerate dispositivi medici e le cartucce di nicotina come prodotti medicinali. Possono essere acquistate nei negozi appositi e nelle farmacie;
- In Olanda è consentita la vendita e l'utilizzo ma è vietata la pubblicità di prodotti contenenti nicotina in accordo con le leggi europee;
- In Nuova Zelanda le cartucce contenenti nicotina sono vendute come medicinali registrati;
- In Inghilterra non vi è alcuna restrizione alla vendita e al consumo di sigarette elettroniche;
- Negli Stati Uniti la vendita di sigarette elettroniche è libera. La FDA sta però svolgendo degli studi per una futura regolamentazione.
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